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Diario della gratitudine: come si scrive e perché bastano tre righe

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L’idea è semplice: la sera scrivi qualcosa per cui sei grato. Di solito tre cose. Detta così sembra un esercizio da biglietto d’auguri, e infatti molti ci rinunciano dopo due giorni perché si ritrovano a scrivere sempre “la salute, la famiglia, il lavoro”. Vero, ma dopo una settimana non vuol dire più niente.

Il diario della gratitudine funziona meglio quando si abbassa il tiro. Non le grandi cose della vita, ma quello che è successo oggi, tra la sveglia e il momento in cui spegni la luce.

Piccolo è meglio

Confronta queste due pagine.

  1. la mia famiglia
  2. avere un lavoro
  3. stare bene
  1. il caffè della mattina
  2. un messaggio di Giulia
  3. un posto a sedere in metro

La prima è giusta ma potrebbe essere stata scritta qualsiasi giorno dell’anno. La seconda invece appartiene a un martedì preciso. Rileggendola fra sei mesi ti ricorderai che quella mattina eri stanco, che Giulia ti ha scritto proprio quando ne avevi bisogno, che in metro per una volta ti sei seduto.

Quando non ti viene in mente niente, prova a ripercorrere la giornata in ordine: colazione, tragitto, pausa pranzo, pomeriggio, rientro, cena. Qualcosa salta fuori quasi sempre. Il sole in pausa pranzo. Una telefonata in cui avete riso tanto. Il tramonto tornando a casa.

Anche nelle giornate storte

Le sere in cui è andato tutto male sono quelle in cui la pagina sembra più difficile, e anche quelle in cui conta di più. Non serve fingere che sia stata una bella giornata. Si può essere grati per cose minime e concrete:

  1. arrivare a casa prima della pioggia
  2. il minestrone della nonna
  3. andare a letto presto

Nessuna di queste cancella la riunione andata male. Però ti ricorda che nella stessa giornata c’era anche altro, e a volte è sufficiente.

Qualche regola che aiuta

  1. Scrivi la sera, ma non a letto con gli occhi chiusi. Bastano due minuti dopo cena o mentre aspetti che si scaldi l’acqua per la tisana.
  2. Non ripetere la stessa voce due giorni di fila. Se ieri hai scritto “il caffè”, oggi cerca altro. Ti costringe a guardare meglio.
  3. Metti un nome, un luogo, un dettaglio. Non “un collega”, ma “Paolo che mi ha portato il caffè senza che glielo chiedessi”.
  4. Le persone contano più degli oggetti. Le lenzuola pulite vanno benissimo, ma prova a includere ogni tanto qualcuno: chi ti ha tenuto la porta, chi ti ha risposto con gentilezza.
  5. Se ne trovi solo una, scrivi una. Tre è un numero comodo, non un obbligo.

Quando una riga diventa un paragrafo

Ogni tanto una delle tre cose chiede spazio. Hai scritto “una bella frase in un libro” e ti accorgi che vuoi ricopiarla, o che vuoi raccontare perché ti ha colpito proprio oggi. Lasciala crescere. Il diario della gratitudine non deve restare un elenco per forza, e le pagine più belle nascono spesso così, da una riga che non voleva stare zitta.

Se poi ti piace l’idea di avere una domanda da cui partire, anche quando non è gratitudine, trovi una raccolta in Domande per il diario.

Come farlo con Ownmost

In Ownmost c’è un formato apposta, Gratitudine: tre spazi, ognuno con un breve suggerimento, sotto il titolo “Tre cose per cui dire grazie”. Se preferisci non vedere tutto insieme, attiva “Una domanda alla volta” e ogni spazio ti compare da solo, uno per schermata. Sul calendario ogni giorno mostra una piccola icona del formato che hai usato, così a colpo d’occhio vedi quante sere di gratitudine hai messo in fila. Il diario resta solo sul tuo telefono, senza account. Puoi provarlo subito nel browser, senza installare nulla, su questa pagina.

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