Quasi tutti hanno in un cassetto un quaderno con le prime dieci pagine scritte fitte e il resto bianco. Si comincia a gennaio, o il primo del mese, con tanta buona volontà. Poi arriva una settimana pesante, si salta un giorno, poi tre, e riaprire il quaderno diventa quasi imbarazzante.
Il problema di solito non è la mancanza di cose da dire. È che si parte con un’idea di diario troppo impegnativa. Ecco cosa cambia davvero le cose.
Scrivi meno di quanto pensi
La prima sera si scrivono due pagine. La seconda una. La terza si guarda il quaderno e si pensa: non ho voglia di scrivere due pagine. E si chiude.
Meglio stabilire un minimo ridicolo. Una riga. Due frasi. Se poi ne viene di più, bene, ma il patto con te stesso è solo quella riga.
Ha piovuto tutto il giorno. Non ho fatto quasi niente, ma è stata una bella giornata.
Questa è una pagina di diario completa. Fra un anno ti dirà più di quanto immagini.
Attacca il diario a qualcosa che fai già
Decidere “scriverò ogni sera” non basta, perché “ogni sera” è vago. Funziona meglio legare il diario a un gesto che fai comunque:
- dopo aver lavato i denti, prima di andare a letto;
- sul tram o in metro, tornando dal lavoro;
- con il caffè della mattina, se sei più lucido presto;
- al rientro dalla passeggiata dopo cena.
L’ultima, per esempio, diventa facilmente un rito:
Ultimamente la passeggiata dopo cena è il modo in cui chiudo la giornata. Stasera due gatti sul muretto del cortile.
Quando salti un giorno
Succederà. La regola è una sola: non recuperare tutto. Se hai saltato quattro giorni, non provare a ricostruirli uno per uno, è il modo più sicuro per non ricominciare. Scrivi oggi, e se ti va aggiungi mezza riga su quello che ricordi dei giorni mancati.
Se invece un giorno in particolare ti dispiace averlo perso, perché è successo qualcosa che vuoi ricordare, scrivilo pure con la sua data. Ma uno, non tutti.
Non serve sempre la stessa forma
Scrivere ogni sera nello stesso modo stanca. Alterna:
- le sere di poche parole, un elenco di tre cose per cui sei grato (ne parliamo in Diario della gratitudine);
- le sere in cui hai bisogno di una traccia, una domanda da cui partire (ce ne sono quaranta in Domande per il diario);
- i giorni con una bella foto, una foto e una frase;
- le sere libere, scrittura senza schema.
Così il diario si adatta alla giornata e non il contrario.
Rileggi ogni tanto
Una volta al mese, sfoglia le pagine indietro. È il momento in cui capisci perché lo fai. Ti accorgi che certe preoccupazioni sono sparite da sole, che una frase scritta di fretta ti riporta esattamente a quella sera, che in un mese hai parlato spesso di una persona senza rendertene conto. Rileggere dà la spinta per continuare più di qualsiasi buon proposito.
Tienilo per te
Un diario funziona solo se puoi essere sincero. Se temi che qualcuno lo legga, cominci a scrivere per un lettore immaginario, e le pagine si fanno caute. Scegli un posto, di carta o digitale, dove sei sicuro di essere l’unico a leggere.
Come farlo con Ownmost
In Ownmost la riga della sera va nel Formato libero, uno spazio vuoto e basta; se non hai voglia di digitare puoi premere il microfono e parlare, e il testo entra direttamente nello spazio che stai scrivendo, senza che resti alcuna registrazione. Puoi scrivere anche per una data passata, quando un giorno saltato merita comunque la sua pagina. Il diario resta sul telefono, senza account, e puoi bloccarlo con un codice e Face ID o impronta digitale. Puoi provarlo nel browser, senza installare nulla, su questa pagina: dentro trovi già un mese di diario d’esempio.